Smettere di Scusarti per Esistere
Smetti di chiedere scusa per esistere.
50 prompt in 8 fasi per capire perché ti scusi in continuazione, imparare a occupare spazio senza colpa e stare nel mondo senza giustificarti.
ChatGPT
Claude
Gemini
Quando ti scusi anche quando non hai fatto niente di sbagliato.
Ti scusi per parlare, per disturbare, per prendere spazio, per esistere. Non è educazione, è qualcosa di più fondo: la convinzione che la tua presenza richieda sempre una giustificazione per essere tollerata.
Questo percorso non ti insegna a essere maleducato. Ti aiuta a capire da dove viene quella scusa automatica, a liberarti dalla colpa che non ti appartiene e a stare nel mondo come qualcuno che ha diritto di esserci.
8 fasi per stare nel mondo senza dover giustificare la tua presenza.
Dalla diagnosi delle scuse automatiche fino alla Dichiarazione di Presenza: ogni fase rimuove un livello di colpa che non ti appartiene.
La diagnosi
Quante volte ti scusi, per cosa, con chi. Questa fase porta alla luce la mappa delle scuse automatiche e il loro costo.
Le origini
Da dove viene la convinzione che la tua presenza richieda una giustificazione. Questa fase risale alle radici senza colpa.
Lo spazio
Cosa significa occupare spazio fisico, verbale, relazionale. Questa fase impara a farlo senza chiedere permesso.
Le parole
Le alternative alla scusa automatica. Questa fase trova le frasi concrete per stare senza scusarsi e senza essere scortesi.
Il corpo
Come il corpo porta la scusa prima ancora delle parole: spalle chiuse, voce bassa, spazio ridotto. Questa fase lavora su quello.
Le relazioni
Come si cambia il modo di stare nelle relazioni quando si smette di scusarsi per esistere. Questa fase lo esplora.
Il lavoro
Come la scusa automatica si manifesta nel contesto professionale e come si sostituisce con presenza e chiarezza.
L'identita'
Chi sei quando non hai bisogno di giustificarti. Questa fase costruisce quell'identità e la sigilla nella Dichiarazione di Presenza.
Questo percorso è per te se…
L'hai fatto bene, hai detto la cosa giusta, eppure aggiungi una scusa lo stesso. Come se avere ragione richiedesse comunque una giustificazione.
Parli piano, aspetti il turno troppo a lungo, ti sposti prima che l'altro lo chieda. Stai sempre ai margini di te stesso.
Non hai fatto niente di sbagliato. Eppure c'è una voce che dice che la tua presenza è un peso per gli altri.
Quando hai un bisogno, lo metti in coda. Quello degli altri viene prima, sempre. E quella gerarchia non l'hai scelta.
Dire no, rifiutare qualcosa, scegliere te stesso: ogni volta c'è una colpa che non ti lascia stare nella scelta.
Una presenza che non chiede il permesso.
Alla fine capirai da dove vengono le scuse automatiche, avrai le parole alternative, una pratica per il corpo e l'identità di qualcuno che ha diritto di esistere senza giustificarsi. Quella certezza cambia ogni relazione.
Il percorso si chiude con la tua Dichiarazione di Presenza: un documento con chi sei quando non ti scusi, i 3 confini che ti impegni a tenere, le parole che sostituiscono la scusa e il rituale quotidiano.
Cosa dicono di questo percorso.
Feedback di chi ha usato questo percorso per lavorare su di sé con più chiarezza e continuità.
Non avevo realizzato quante volte al giorno mi scusavo. Tenere il conto per una settimana è stato il momento più scomodo e più utile.
Giulia C.La fase sulle origini mi ha portata a mia madre e alle cose che mi sono state dette da bambina. Tutto chiarissimo, tutto doloroso, tutto utile.
Sara B.Ho smesso di aprire ogni email di lavoro con 'mi dispiace disturbarti'. Sembrava piccolo. Non lo era.
Marco F.La parte sul corpo è quella che non mi aspettavo. Non sapevo quanto spazio mi negassi fisicamente prima ancora di parlare.
Elena N.La Dichiarazione di Presenza l'ho scritta e riletta ogni mattina per un mese. È diventata il modo in cui voglio iniziare la giornata.
Federica T.Le frasi alternative alla scusa le uso ancora adesso. Non sono scortesia, sono chiarezza. Quella distinzione era esattamente quella che mi mancava.
Luca R.Ho capito che la scusa automatica era il modo in cui dicevo 'so che disturbo, ma...'. Toglierla ha cambiato come vengo percepita.
Chiara M.La fase sulle relazioni mi ha mostrato che alcune persone beneficiavano delle mie scuse. Non era un caso, era una dinamica.
Davide G.Non pensavo di avere questo problema. Poi ho letto la prima domanda della diagnosi e mi sono fermato.
Roberto L.Il percorso è diretto, non melodrammatico. Non ti tratta da vittima, ti tratta da adulto che può cambiare.
Matteo V.Usato dopo un periodo in cui avevo minimizzato me stessa in modo sistematico. Mi ha aiutata a ricordare che avevo il diritto di esserci.
Valentina P.Ogni fase ha una domanda che non si può rispondere in fretta. Quella lentezza è parte del percorso, non un difetto.
Andrea S.